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Fenapi Group: nasce il fronte unito delle imprese. I “Pionieri” del sistema scelgono la concretezza di Cateno De Luca e Carmelo Satta

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Fenapi Group: nasce il fronte unito delle imprese. I “Pionieri” del sistema scelgono la concretezza di Cateno De Luca e Carmelo Satta

ROMA – La seconda parte della sessione pomeridiana dedicata alla nascita di Fenapi Group ha sancito un passaggio storico per la rappresentanza datoriale in Italia. Al centro del dibattito, il superamento dell’individualismo attraverso un’aggregazione di sigle storiche e nuove realtà associative, unite dalla volontà di dare voce alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) che costituiscono il 96,6% del tessuto produttivo nazionale.

Il collante di questa operazione è stato individuato unanimemente nella figura di Cateno De Luca, definito dai leader associativi come l’uomo della “politica del fare”, capace di trasformare la rappresentanza in risultati concreti.

La forza dell’aggregazione: oltre il sindacato burocratico

Per i vertici delle associazioni aderenti, Fenapi Group non è solo una sigla, ma una “cometa” per le aziende vessate da fisco e burocrazia. “Rappresentanza e rappresentatività devono basarsi su valori reali. La presenza di De Luca è garanzia che questa iniziativa porterà frutti concreti”, ha dichiarato Gabriele Tullio (UAI). Una attività possibile soltanto “superando i campanilismi – ha dichiarato Carlos Sorrentino (Confederazione Imprese Italia) – “Siamo in campo per rappresentare chi soffre per il peso di tasse e credito. Le imprese non devono affidarsi solo ai burocrati, ma tornare a fare vero sindacato datoriale”.

Guarda con fiducia al futuro Guido D’Amico (Confimprese Italia): “In un Paese dove le piccole imprese sono l’ossatura economica, serve competenza. Fare sistema è spesso fallito in passato, ma questo progetto non fallirà perché la chiave portante è solida e fatta di associazioni storiche. Siamo in pole position”.

Il progetto Fenapi Group abbraccia ogni segmento del mondo produttivo, con un’attenzione particolare alle partite IVA e alla tutela dei lavoratori freelance rappresentati da Roberto Tucillo (UIFOR) che ha lanciato la sfida per i 2,5 milioni di forfettari oggi senza voce, proponendo una flat-tax mirata al ripopolamento delle aree interne: “Un vulnus da colmare con misure concrete per far rinascere zone escluse dallo sviluppo”.

Ha posto l’accento sulla missione etica del gruppo Arturo Spadaro (Federsicurezza Italia): “L’unione fa la forza per combattere le morti bianche. Puntiamo sulla formazione pratica e sulla rete di centri specializzati per garantire serenità a chi lavora”. A confermare confermato il potenziamento dei servizi di assistenza e della contrattazione collettiva, cuore pulsante della mission associativa è Pier Corrado Cutillo (Unica-Fenapi. 

Un sogno che diventa realtà: la “Famiglia” Fenapi

L’emozione e il senso di appartenenza sono stati il filo conduttore degli interventi di chi ha visto in questo progetto il coronamento di anni di battaglie.”Mi hanno proposto un sogno che corona 15 anni di fatiche. Entrare nel Gruppo Fenapi significa entrare in una famiglia dove la rappresentanza è vera e sentita”, ha aggiunto Giancarlo Nardozzi (Goia). “Crediamo nel collante che De Luca e il Presidente Carmelo Satta riescono a trasmettere. La ‘politica del fare’ è la competenza fondamentale che apre un mondo di nuove opportunità”, ha dichiarato ancora Nicolò Gambino (ASIM). 

Fenapi Group si presenta dunque come un unicuum nel panorama italiano: un ecosistema di competenze maturate sul campo, pronto a sfidare l’isolamento delle imprese e a interloquire con le istituzioni con una forza d’urto rinnovata.

Nella seconda parte del pomeriggio si è poi svolto il panel di alto profilo intitolato “Il sistema Italia che vorremmo ed il sistema Italia che possiamo permetterci!”, introdotto da Valeria Brancato e moderato dal giornalista Angelo Raffaele Marmo (Direttore del Quotidiano Nazionale). Il dibattito ha messo a confronto esponenti del Governo, parlamentari ed esperti tecnici su una visione pragmatica per il futuro economico e strutturale della Nazione.

Il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha aperto i lavori attraverso un video in cui ha sottolineato il valore strategico dell’agroalimentare: “Il Made in Italy è una garanzia di bellezza e bontà che intendiamo tradurre in occupazione. Con un export previsto a 72,4 miliardi e 15 miliardi stanziati per il settore, abbiamo superato per la prima volta Francia e Germania. La nostra sfida è ora una fiscalità equa e una protezione reale della produzione.”

Sulla stessa linea d’azione, il Sottosegretario Luigi Sbarra che ha presentato dati storici sul Mezzogiorno: “Il Sud non è più la periferia del Paese. Con il 50,2% di tasso di occupazione e 21.000 nuove imprese nel 2025, il PIL cresce più che nel resto d’Italia. La ZES Unica ha generato 1.010 autorizzazioni per 6 miliardi di investimenti in soli due anni: non è un miracolo, ma il frutto di politiche che hanno sostituito l’assistenzialismo con la crescita.”

Il fronte delle riforme ha visto l’intervento di Laura Castelli (Presidente Sud chiama Nord), che ha invocato il “falò delle micro-tasse”: “Dobbiamo eliminare i 24 milioni di euro di piccoli tributi inutili che soffocano le imprese. La politica deve legiferare con rapidità e dare peso reale alla rappresentanza datoriale.”

Il tema della sicurezza del territorio è stato affrontato dal Ten. Col. Aldo Papotto e dall’On. Pino Bicchielli. Papotto ha annunciato il raggiungimento di “quota zero” nelle sanzioni europee per le discariche abusive: “Un risparmio di 300 milioni di euro ottenuto grazie alla sinergia con le PMI locali”. Bicchielli ha invece ammonito sulla fragilità idrogeologica: “Il 94,5% dei comuni è a rischio. Dobbiamo cambiare paradigma: ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare 7 nelle emergenze.”

Gianpaolo Arachi (Ufficio Parlamentare di Bilancio) ha richiamato l’attenzione sul rallentamento dei consumi, evidenziando che “la crescita deve passare necessariamente dall’aumento della produttività e dalla semplificazione burocratica”. Una visione critica è giunta dall’On. Ettore Rosato (Azione): “Basta con la narrazione dei numeri trionfali. Serve la verità: finché avremo 50 società per gestire l’acqua in Sicilia, il problema resterà politico. Bisogna smettere di rincorrere il consenso immediato.”

Raffaele Bonanni ha ribadito l’importanza del dialogo sociale contro il “ribellismo”, citando il Ponte sullo Stretto come volano di specializzazione industriale. Gregory Massa (Goia-Fenapi) ha però lanciato un allarme sulla digitalizzazione: “8 microimprese su 10 non conoscono l’IA. Serve una formazione specifica per non lasciare indietro i piccoli imprenditori.”

In chiusura, Nicola Tavoletta (Acli Terra), Corrado Martinangelo (Agrocepi), Salvatore Politino (Assoesercenti) e l’On. Giuseppe Castiglione (Forza Italia) hanno concordato sulla necessità di una “strategia unica”. “L’Italia premia ancora l’individualismo quando servirebbe un’aggregazione di filiera e di competenze”, ha dichiarato Martinangelo, mentre Politino ha ricordato che “lo Stato deve smettere di essere percepito come una controparte dalle PMI”. Castiglione ha infine esortato a sincronizzare i tempi della programmazione regionale con quelli europei per non perdere la sfida della competitività globale.

De Luca: “L’Italia affonda nel debito, il modello Messina è l’unica alternativa al fallimento del sistema” 

Un’analisi spietata dello stato di salute del Paese, contrapposta ai risultati concreti di una gestione amministrativa che ha saputo risanare i conti e rilanciare gli investimenti. È questo il cuore del messaggio lanciato da Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, e dal Sindaco di Messina Federico Basile, durante l’ultimo incontro programmatico.

De Luca ha aperto il suo intervento analizzando i dati macroeconomici nazionali con estrema preoccupazione: il rapporto debito/PIL è salito dal 134,8% al 138,3%, con una spesa per interessi che ha raggiunto i 95 miliardi di euro.

“Se un Sindaco gestisse i conti come fa lo Stato, ‘butterebbero la chiave’. Finora non ho visto un governo capace di varare una misura che non sia a debito. Il ‘Sistema Italia’ sta fallendo perché manca una visione strategica e la volontà di attuare interventi strutturali. Non è populismo, è presa di coscienza: stiamo consumando il futuro delle prossime generazioni senza investire”, ha detto”. 

Cateno De Luca ha poi toccato il tema del lavoro, denunciando lo scollamento tra formazione e necessità reali: la crisi professionale per cui “l’Italia forma competenze che non riesce ad assorbire, mentre il mercato chiede braccianti, artigiani e operatori dei servizi”, ha detto. “Senza i lavoratori extracomunitari in edilizia e agricoltura, il Paese sarebbe paralizzato. Dobbiamo avere il coraggio di dire di cosa abbiamo bisogno”, ha aggiunto ancora. 

A testimoniare che invertire la rotta è possibile, il Sindaco di Messina Federico Basile che ha illustrato i risultati del piano “Salva Messina”: “Dal 1980 i debiti si accumulavano senza sosta. Con De Luca abbiamo attuato un risanamento coraggioso che ha bloccato il debito e portato Messina ai vertici italiani per investimenti pubblici. Abbiamo superato grandi città come Torino nella raccolta differenziata e rivoluzionato il decoro urbano. Il segreto? Saper dialogare con la burocrazia e, quando serve, ‘fregarla’ con l’efficienza”, ha detto. 

De Luca ha ricordato come la sua amministrazione abbia ridotto i dipartimenti (da 20 a 8) e i dirigenti (da 23 a 9), risparmiando 10 milioni di euro in indennità non dovute e introducendo un sistema di premialità basato solo sui risultati. In conclusione, un monito al governo nazionale e regionale sulla ZES Unica e sulla burocrazia siciliana: “La visione strategica nasce dall’esperienza amministrativa, che oggi ai vertici dello Stato manca. Il mondo delle imprese, come dimostra l’esperienza del Gruppo Fenapi, continua a tenere accesa la luce nonostante tutto. Ma se il sistema produttivo si stanca, per i palazzi del potere sarà la fine”, ha concluso. 

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